Dazi, pensioni e il karma del mercato

Ascoltando in questi giorni alcune interviste al cosiddetto uomo della strada, ho avuto la sensazione che a volte emerga una percezione superficiale delle turbolenze finanziarie recenti: “È roba da ricchi”, “Non ci riguarda”, “Il valore azionario è fittizio perché ancora non incassato”, e così via. Eppure, le oscillazioni dei mercati azionari sono tutt’altro che astratte e riguardano tutti da vicino.

Impatto sui fondi pensione

Quando i mercati soffrono, le conseguenze investono rapidamente l’economia reale. Un esempio lampante? I fondi pensione, che negli Stati Uniti investono pesantemente in azioni di Borsa e in altri fondi connessi al valore delle aziende (come, a scopo esemplificativo, mostrato dai grafici dell’immagine di copertina).

Ad esempio, nel 2020, i piani pensionistici delle aziende Fortune 1000 avevano in media il 32,1% delle loro attività in azioni pubbliche. Un calo prolungato del mercato azionario può quindi erodere il valore di questi investimenti, mettendo a rischio la sicurezza pensionistica di milioni di lavoratori. L’esperienza della crisi finanziaria del 2008 offre un precedente allarmante: i fondi pensione privati nei paesi dell’OCSE hanno subito una perdita media del 23% del loro valore reale in quel periodo. Tali perdite hanno avuto ripercussioni dirette sui benefici pensionistici, costringendo alcuni pensionati e pensionandi a rivedere i propri piani di spesa e risparmio.

Economia e vasi comunicanti, il karma del mercato

Il mercato è da sempre interdipendente. Le epoche più floride della storia economica sono state quelle caratterizzate da apertura e scambi reciproci. Al contrario, le politiche di chiusura, divisione e contrapposizione, non fanno altro che distruggere valore. Muoversi in ottica di attacco minaccioso non ha mai portato benefici a nessuno (vedi anche il pensiero di Michael Porter, riportato nel mio precedente post), e quando supportiamo (da elettori o da semplici sostenitori) idee che portano a chiusura ed egoismo, dovremmo essere consapevoli delle conseguenze che probabilmente ci aspettano.

In politica e in economia (come in tanti altri settori), agire “contro” distrugge, agire in collaborazione costruisce, ce ne rendiamo conto spesso nel nostro piccolo in ogni azienda, dove il senso del lavoro di gruppo (ancor più includendo nel gruppo clienti e fornitori, in una logica di stakeholders allargata) può far prosperare molto meglio che la separazione di obiettivi e sfide in compartimenti stagni o poco comunicanti.

Collaborare rende ogni business, fra aziende, persone o paesi, più solido, resiliente e competitivo. È una scelta che ripaga sempre, perché, se il karma esiste, nell’economia lo vediamo quotidianamente all’opera.

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